Assassin’s Creed Il Film – Primo Trailer Ufficiale

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Il trailer qui

La 20Century Fox, dopo aver sollecitato a lungo la curiosità dei fan con una carrellata di immagini, ha finalmente pubblicato il nuovo Trailer di questo film. Se è vero che non si dovrebbe mai giudicare un film dal trailer perché, nel bene o nel male, i trailer hanno lo scopo di tentare e ingannare (e a volte neppure ci riescono), qui le prime immagini sorprendono e lo fanno pure in positivo. Un film tanto atteso che si distacca dalla saga video ludica principale, da quanto è stato dichiarato (e da quanto si può vedere dalle immagini); un vantaggio che offre una manovra di azione più ampia e meno vincolata. La trama ripercorrerà l’inquisizione spagnola e il protagonista si chiamerà Callum Lynch, da quanto dichiarato dagli studios della Fox. Mi sono piaciuti i giochi di luce e i colori, mi sono piaciuti i vari occhiolini strizzati ai fan nel corso dei due minuti che hanno dato mano mano una serie di informazioni utili e vaghe per tenere (se non addirittura esaltare) i fan e incuriosire chi non conosce i capitoli della serie. La CGI ben utilizzata, ma non mi aspettavo diversamente dato il budget speso e in fin dei conti c’è poco da aggiungere su queste prime immagini se non che sono davvero curioso di vedere di più. Sinceramente mi ha colpito e lo ha fatto in positivo; consiglio a chi non conosce il marchio “Assassin’s Creed” di prestare attenzione alle immagini che verranno successivamente rilasciate, in quanto è un tipo di storia che potrebbe colpire e conquistare chiunque. Micheal Fassbender, poi, è il solito asso della manica di ogni regista e sceneggiatore

The Jungle Book – Quando la Disney gioca bene con la psicologia

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Il messaggio che molto spesso la Disney vuole lasciare è quasi sempre lo stesso; è raccontato di volta in volta in maniera differente, contestualizzato a seconda dell’argomento narrato, ma è evidente che la Disney affronti sempre il tema della diversità e del disagio sociale. Essa cerca di parlare ai giovani per far comprendere loro come uno specifico problema discriminatorio sia irrilevante, perché l’importante è essere quel che siamo a prescindere da ciò che ci circonda. Non voglio soffermarmi su questo punto, per quanto il punto di forza della Disney sia saperlo ben programmare e ancor meglio utilizzare; il mio principale focus è sulla capacità di creare una profonda psicologia nei protagonisti dei suoi film. Specialmente voglio soffermarmi su uno dei classici che ho di gran lunga preferito: il Libro della Giungla.

Prima ancora di iniziare, mi preme specificare che io non sono un appassionato Disney, preferisco il roditore perfido e malefico della Warner Bros. Comprendo perfettamente che i traumi emotivi dei primi dieci minuti esistono per fini ben più profondi di quelli che possono sembrare, ossia plasmare una certa dose di empatia nei “cuccioli d’uomo”; un obiettivo che, a mio parere, viene raggiunto cadendo molto spesso nel sadismo emotivo.  Comunque sia, ciò non significa che non riesca ad apprezzare il contenuto della narrazione. Questo perché un altro punto di forza della Disney è saper ben utilizzare e contestualizzare la caratterizzazione e la psicologia dei propri personaggi in maniera invidiabile da parte di chi, come me, ama creare storie. Inutile negare che se i bambini guardano un film Disney (oltre per costrizione dei genitori) è perché si identificano in eroi o principesse, ma molto spesso sono i grandi a comprendere a fondo le varie sfaccettature. In questo articolo ho intenzione di scomporre i protagonisti del mondo antropomorfizzato della Disney per cercare di comprendere le loro sfumature, tenendo un occhio di riguardo per il lungometraggio animato (nonostante consigli vivamente il revival ancora nelle sale e i racconti di Rudyard Kipling).

Partiamo da Shere Khan. È un cattivo che ha tutte le motivazioni di questo mondo per comportarsi come tale, fino al punto da chiedersi se sia lui il vero cattivo della storia. Non nego che non sia temuto e men che meno può dirsi che non sia pericoloso, ma la verità è che nella giungla o sei cacciatore o sei preda e tutti gli animali sono consapevoli di appartenere ad una delle due categorie. Questo, tra il detto e il non detto, è qualcosa che gli adulti capiscono immediatamente, i bambini ci arriveranno solo con gli anni. Per quanto mi riguarda, la cattiveria di Shere Khan è ben motivata dal terrore che ha degli uomini e del fuoco capace di distruggere ogni cosa con una scia che velocemente si estende attraverso ferite che vengono aperte tra gli alberi. Ancora si percepisce, senza che sia esplicitato, quanto l’uomo possa essere sterminatore e quanto gli animali, secondo quel che potrebbe avvicinarsi maggiormente al loro punto di vista, possano temere la sua creatività e la sua distruttività. Tale creatività è desiderata dagli umani, mirata ad uccidere e spaventare ed è per questo che Khan li teme, perché capaci di uccidere anche per il solo gusto di farlo. Qui la strizzatina d’occhi è rivolta al triste problema del bracconaggio, inutile girarci attorno, un problema che agli occhi di una tigre è mirata al piacere della distruzione. Chi è capace di comprendere il problema – e di certo un bambino non ha sufficienti informazioni per riuscirci – può dire che si comincia a delineare un bel quadro psicologico della tigre. Tale quadro si chiude quando lotta contro Baloo (o anche Bagheera nel revival). Non è la morte che cerca, bensì tenta di raggiungere il cucciolo d’uomo con qualsiasi mezzo, passando (se deve) anche attraverso l’assassinio degli animali della foresta. Questo perché nel lungometraggio, pur uccidendo per fame e con evidente piacere, lui rispetta la legge degli animali. Proprio per tutte queste motivazioni dichiarate o velate, si pone tra i personaggi più dettagliati e complessi dell’intera trama.

Re Luigi, la personalità; lui è il mio preferito in assoluto. A differenza del lungometraggio animato, nel revival è mastodontico e minaccioso, quando canta sembra quasi grottesco, ma io lo preferisco di gran lunga nella versione infima e subdola che il cartone animato ci presenta. Manipolatore, all’inizio cerca di ingraziarsi il cucciolo d’uomo con doni e simpatie… tutto per mettere le zampe sul segreto del rosso fuoco, facendo orecchie da mercante quando Mowgli gli dice di non conoscerne la preparazione. Tra le righe, Re Luigi svela la sua natura spietata. Cosa sarebbe successo se il cucciolo d’uomo non fosse stato salvato da Bagheera e Baloo? Re Luigi avrebbe ancora esibito il lato della medaglia più amichevole e stupido, nonostante il cucciolo d’uomo continuasse a non rivelargli il segreto tanto bramato? Per comprendere Re Luigi, basta ascoltare le parole che canta al ragazzo quando quest’ultimo gli confessa di non conoscere il segreto del rosso fuoco:

Adesso noi abbiamo un patto

E Tanto insisterò che mi dirai

quel che tu sai e il fuoco io farò

E cucciolo d’uomo bada,

ora parlerai perché

Dovrò imparar che cosa far

per essere come te

Si ostina a parlare di patti, quando il cucciolo d’uomo non capisce neppure di cosa ciancia, gli dice/canta chiaramente che insisterà fino a quando non gli dirà quello che dà per scontato lui sappia. Per me, questo personaggio è una vera bellezza per com’è strutturato e, nonostante sia presente per cinque minuti scarsi, si sente totalmente il peso della sua importanza nella giungla. D’altronde: Lui è nella giungla ormai una personalità … e un manigoldo, come lo chiama Bagheera!

Bagheera, per l’appunto, assieme al resto dei personaggi è semplicemente fatto bene. Per quanto sia elegante nel suo portamento, nobile, è un personaggio che insieme al serpente Kaa (di cui preferisco di gran lunga la versione femminile e ben più tentatrice) o all’orso Baloo o anche al branco di lupi, mantiene degli standard qualitativi che uno si aspetterebbe da quel preciso animale in una eventuale e ipotetica situazione x. Come si comporterebbe un pitone in quella situazione? E come si comporterebbe un orso che si affeziona ad un cucciolo “non suo” al punto da difenderlo fino a rischiarne la vita? E come fa a provare quelle emozioni se il ragazzo parte come procacciatore di cibo? E i lupi? Come si comporterebbe un branco di lupi che vuole difendere quello che è considerato a tutti gli effetti il loro cucciolo? Per non parlare degli avvoltoi, altri personaggi sottovalutati di cui vengono presi in considerazione anche i sentimenti, nonostante siano dei iettatori nati che attendono solo il momento più propizio, un lato che mai li abbandona realmente.

Il punto è che a queste domande le risposte che dà la Disney sono buone perché in una situazione (irrealistica) come quella designata, è probabile si comportino esattamente così. Ciò significa che ad ogni plausibile domanda, la Disney riesce a dare una risposta chiara, concisa e interessante rispetto alla caratterizzazione dei propri personaggi. Risultato che non è così facile come sembrerebbe e si rivela estremamente attraente per i motivi già detti sopra.
Un ultimo appunto mi preme farlo sugli
elefanti della giungla; chi ha visto il revival della Disney ha compreso maggiormente quello che veniva detto sottovoce nel cartone animato, ossia: mastodontiche creature da cui tutti si tengono alla larga. Sono capaci di plasmare la terra con il loro passo, dei veri e propri architetti della natura da cui anche Sheere Khan si tiene lontano. Quindi il film sopperisce alla mancanza di informazioni date, ma più volta suggerite, proprio nel lungometraggio animato.

Ad essere sinceri, il film live action credo approfondisca molti lati della narrazione, motivo per cui Re Luigi è stato mutato in minaccioso e dittatoriale, motivo per cui il ruolo degli elefanti è stato spiegato con più attenzione e sono state rese più evidente alcune azioni che prima solleticavano l’interesse dei più attenti, ma restavano dei vaghi suggerimenti che, se non colti, si perdevano nel vuoto. Paradossalmente il film è più adulto, ben godibile dai bambini e dagli adulti, ma credo che gli adulti apprezzeranno i suggerimenti velati del cartone più di quanto farebbe il pubblico più giovane. D’altronde, si sa, la Disney riesce a giocare con emozioni in maniera semplice ed esemplare, dunque il marchio che presenta il prodotto non è sinonimo di qualcosa che non possa essere gradito tutti!

Lui è tornato – Opinioni sul film

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Cosa succederebbe Se Hitler tornasse tra noi? È una domanda che si adegua perfettamente ai giorni nostri. Non vorrei portare fare un discorso politico, eppure è su questo aspetto che verte il film. In apparenza una commedia, dal trailer sembra esilarante e lo è, scivola via come olio nonostante i difetti che la pellicola presenta, perché ne presenta. La chiave di lettura, tuttavia, qual’è? La chiave principale è quella che la premessa ci offre, ossia, in tempi crudi e violenti come quelli attuali, molto vicini a guerre, con gli stranieri che vengono guardati con diffidenza, cosa succederebbe se Hitler tornasse oggi tra noi?

A rispondere a questo quesito è stato Timur Vermes, con il suo libro “Er ist Wieder da”, ossia: “Lui è tornato”. Non ho avuto il piacere di mettere le mani sul testo, ammetto che lo avrei preferito di gran lunga perché un film non permette l’immersione che, invece, un buon libro è capace di fornire, quindi mi limito ad analizzare il film che ho comunque particolarmente apprezzato. Non è una vera e propria recensione, piuttosto una serie di opinioni, perlopiù positive, in riferimento a quest’opera. Dunque: “Lui è tornato” è diretto da David Wnendt e interpretato da un interessante Oliver Masucci, che per impersonale Hitler ha studiato gli scritti del dittatore, i dialoghi al pubblico, è ingrassato di venti chili e per evitare aggressioni girava sempre con dei bodyguards. Per quanto mi riguarda sembrava davvero di avere dinanzi il führer. Il film ha avuto un grandissimo successo, al punto da riproporlo al cinema fino a venerdì 29 aprile 2016. Consiglio di mobilitarvi per vedere questo film, ma Netflix dovrebbe sopperire la mancanza nel caso non riusciate a gustarvi la pellicola al cinema, perché è attualmente in streaming anche sulla piattaforma online.

Il primo problema per questa pellicola, senza girarci troppo attorno, sono state le critiche italiane. Ho letto commenti che mai avrei voluto leggere, piuttosto avrei preferito lavarmi la faccia con l’acido. Potrei citare anche i nomi di queste cime, ma non è qualcosa che farò. Diciamo che sono di facile reperibilità nel caso abbiate Facebook, perché il film è stato più volte pubblicizzato in queste settimane: se vedete un link con migliaia di like vi consiglio di aprire i commenti e farvi un giro. In breve, la maggior parte di queste dichiarazioni, affermavano che il film fosse un’apologia al nazismo, che non avrebbero mai visto questo film solo per non darla vinta alle multinazionali che voglio intrattenerci e farci passare per simpatico un dittatore. Purtroppo, in cuor mio, so che questa gente era del tutto seria nel dire queste frasi e questo mi turba parecchio, specie perché i commenti sono ben peggiori di questi che, ahimè, sono i soli che ricordo e di certo c’erano di ben peggiori.

A queste persone io suggerisco di andare a vedere il film e seguirlo con un occhio oggettivo, senza manifestare troppo la loro posizione politica, perché se riusciranno ad arrivare all’ultima frase di questa pellicola, capiranno che la critica è molto più pesante di quanto possa sembrare. È chiaro, un trailer non deve dire tutto, ciò che si vede strappa qualche sorriso, ma come si può parlare di ironia “a favore” del führer? Semmai satira e neppure quella, perché la critica formulata è davvero più amara di quanto potessi mai immaginare e ciò avviene nell’ultimo quarto d’ora, di botto e in maniera del tutto inaspettata, quando comincia ad entrare nel film il discorso sugli ebrei che dall’inizio è stato strategicamente evitato. C’è un accordo tra Hitler ed una rete trasmittente, il discorso “ebrei” era un argomento che non sarebbe dovuto mai emergere, coperto da un veto consensuale tra i protagonisti, perché scomodo. Questo perché, nel film, Hitler fa una vera e propria scalata al potere per ingraziarsi il popolo e lo fa sapendo che il mondo crede sia solo un buon attore, facendo buon viso a cattivo gioco per conquistarsi il pubblico, accettando consciamente questo ruolo apparente per arrivare a obiettivi ben peggiori… Perché i tempi sono maturi, per citare una frase del film.

Il film muove una critica pesantissima alla realtà dei giorni nostri. Come ho già detto, non voglio portare il discorso sul piano politico, ma è necessario almeno comprendere il punto principale. Viviamo in una società orribile, viviamo in una società in cui la gente si fa scoppiare in aria uccidendo centinaia di persone nel nome di un Dio, viviamo sotto minaccia ed è recente la dichiarazione dei servizi segreti che ha affermato la presenza di cellule terroristiche nel territorio italiano, tedesco e inglese, oltre che francese e belga. Il film, in un certo senso, punta proprio su questo, sulle debolezze e sulle paure degli uomini; ripercorre un po’ l’ascesa al potere del führer, ossia tutti lo deridono eppure riesce a conquista tutti in maniera inaspettata; perché tutti pensano ciò che lui dice apertamente. Ci sono alcuni discorsi interessanti che l’attore è riuscito a rendere veramente bene in alcuni punti della trama. C’è un discorso, che credo sia stato molto impegnativo per lo stesso Masucci, su quanto la politica vada male mentre ci lasciamo rintronare da stupidaggini, su come ci nascondono “l’abisso” con programmi televisivi di cucina per sopperire alle mancanza di informazioni, per assopirci ogni giorno di più e farci dimenticare i veri problemi della nazione, informazioni scomode a cui il popolo è meglio non faccia attenzione. Da questo preciso punto la storia comincia a prendere il suo ruolo di denuncia ed è un crescendo continuo.

Mi aspettavo un film satirico e a tratti divertente, tra le mani ho avuto un film che per i soli dieci minuti finali ha cancellato tutte le risate che mi hanno provocato nell’ora e mezza precedente. Perché si ride e ogni risata non è stata mai forzata, ma non è la sola sensazione che questo film vuole trasmettere. Certo, si parla di un film a suo modo politico e non di una commedia, quindi le risate sono sempre ben contestualizzate; ho avvertito un continuo crescendo fino a raggiungere un picco massimo con la citazione che il regista ha fatto al film “La Caduta” di David Wnendt, la famosa scena abusata su Youtube (ma sempre comica) rifatta a seconda del programma televisivo. Da lì, in maniera inversamente proporzionale, si smette di ridere fino a sentire quel mattone sullo stomaco pesare sempre di più.

Non ho intenzione di fare una critica approfondita perché questo film è da gustare, da ridere al momento giusto e riflettere al termine della riflessione finale; vi consiglio caldamente di vederlo. Tolto alcune sbavature della regia e alcuni punti un po’ noiosi sul personaggio secondario che, premetto, non saranno duraturi, questo film potrebbe quasi raggiungere la perfezione ed io sono restio a dare il voto massimo a qualsiasi cosa. Vivere un film è soggettivo e per questo motivo è difficile dargli un dieci pieno, specie con questi piccoli problemi tecnici. Diciamo che per quanto mi riguarda, per ciò che mi ha lasciato, assegno a questo film:

Dieci, senza questi difettucci da poco

Nove nel complessivo.

Seconda stagione Daredevil – Opinioni (NO SPOILER)

La seconda stagione di questa serie tv è stata entusiasmante. Qui le mie opinioni

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Mi preme specificare subito che non sarà una vera e propria recensione della serie televisiva prodotta dalla Marvel Studios e trasmessa su Netflix, bensì una serie di considerazioni personali che potrebbero essere non condivisibili, in quanto totalmente soggettive. Non mi soffermerò sulla regia, che è una piccola opera d’arte, né mi soffermerò sulle luci che dipingono sempre un’ambientazione cupa; mi soffermerò sul contesto e sugli spunti dati (o tolti), ma assicuro che non ci saranno spoiler (salvo quelli pubblicati attraverso poster ufficiali e trailer).

A mio parere, la stagione che Netflix ha da poco trasmesso non è all’altezza della precedente. Quando c’è troppa carne a fuoco, si rischia di bruciarla. Questo è stato il problema principale; hanno voluto gestire la storia del Punitore e hanno inserito poi Elektra. Il nesso dovrebbe essere Daredevil, ma si vede da subito che il collegamento non è facile dato che i due personaggi secondari mai si incontrano e proseguono su strade parallele. Avrei preferito una storia incentrata o sul Punitore o su Elektra, hanno deciso di inserire entrambi, ma non credo siano riusciti a gestirli adeguatamente. Insomma: il ragazzo è intelligente, ma non s’impegna…

Ho trovato, come nella prima stagione, un Daredevil caratterizzato perfettamente, il quale ha una crescita costante nel corso della trama e che al tempo stesso è sempre messo in secondo piano da personaggi ancor più carismatici di lui. Non è una cosa negativa: è come avere un ottimo personaggio (accompagnato anche da una magistrale interpretazione) ma tale personaggio è circondato dalla perfezione. Fisk nella prima serie non era la perfezione, eppure a suo modo era più carismatico di Murdock. In questa seconda stagione succede praticamente lo stesso: mi piace Daredevil come personaggio, ma non facevo altro che attendere The Punisher e, in sua mancanza, aspettavo Elektra. Non saprei definire il perché, Matt Murdock è scritto bene, si sviluppa alla grande e in definitiva Daredevil mi piace. Credo che sia una conseguenza del personaggio, che si muove tra la linea sottilissima di bene e male, è buono al tal punto da risultare cattivo. Il contesto scorre sempre su questo confine, il buono che deve essere cattivo con i criminali al punto da sembrare cattivo e il cattivo che agisce per un bene comune, almeno su loro convinzione, al punto da credersi quasi buono. I termini buono/cattivo sono usati solo nella prima stagione, ma qui vengono richiamati senza farne mai menzione.

La linea è così sottile da non comprendere spesso quale sia il bene e quale sia il male. Questo si è visto per tutta la prima stagione e lo si vedrà ancora nella seconda, tuttavia è proprio questa demarcazione a rendere gli antagonisti e i comprimari così interessanti: si vuole capire da che parte della linea si troveranno alla fine.

Gli sceneggiatori ci riescono alla perfezione, forse è questo il motivo per cui Matt Murdock non è così egocentrico da sovrastare gli altri (più importanti), nonostante la bellezza del personaggio. Questi dubbi non si pongono con Foggy, suo compare da sempre, che personalmente a me piace. Anche lui ha una buona crescita, anche lui si sviluppa psicologicamente in questa stagione; chi non mi è piaciuta nella prima serie e ancor meno nella seconda è Karen Page, la segretaria dello studio.

Ritengo che la sceneggiatura sia quasi perfetta, i personaggi quasi tutti ben scritti e lei rovina terribilmente questa perfezione. Non so perché, mi sembra una bambina capricciosa, curiosa e fin troppo stupida. Non comprendo il motivo del focus che le viene dato quando i due avvocati sfoderano un arringa con i fiocchi, non comprendo perché abbia tutta questa importanza (ma probabilmente neppure gli sceneggiatori lo comprendono), si rende utile a tratti, è terribilmente irritante in altri. In questa stagione ci sarà carne al fuoco anche a causa sua, troppa… decisamente troppa.

Mi è piaciuto il contesto del ‘punitore’, ho amato la sua storia (che in realtà conoscevo già, ma è stata scritta molto bene), ho adorato Elektra, sebbene non ami tanto ninja e compagnia bella e quindi parte della sua storia mi è risultata un po’ noiosa.

Hanno diminuito le ossa rotte, per la gioia di persone impressionabili. Tuttavia (forse sempre per loro gioia, immagino) sono aumentati i momenti creepy. Ed è un elemento positivo: la Marvel non è così innocente come sembra, è molto più oscura, molto più adulta, questa serie mantiene sicuramente le aspettative.

Come nella prima stagione, ci sono alcuni flashback, mai pesanti e sempre apparentemente incompleti, ma tali da concludersi nel corso della stagione. E poi… quando il Punitore indossa il suo costume caratteristico… brrr… Ultima nota: Frank Castle, interpretato da Jon Bernthal. La sua recitazione mi ha convinto parzialmente, dato che a tratti sembrava un rapper, ma solo quando non era fantastico. Non so, non ci sono state sfumature di grigio: o mi piaceva da morire o non riuscivo proprio a guardarlo. Nelle parti in cui è piaciuto, tuttavia, rompeva lo schermo!

Da questo punto di vista vedremo nelle prossime serie cosa succederà, quale personaggio tornerà e quale si prenderà una pausa. Intanto, per chi non conoscesse questa serie, consiglio di guardarla assolutamente. È un piccolo gioiellino, ben diverso dai film dedicati ai classici supereroi.

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