Recensione Film #2: Deadpool

Parte No Spoiler

Ok, da quando sono uscito da quella sala di una cosa ero totalmente sicuro: Deadpool non è un eroe. Per niente. Anzi è il protagonista più sacrilego, più irriverente, più volgare e tanti pessimi aggettivi che possono semplificare Deadpool semplicemente in: IL MIGLIOR PERSONAGGIO MARVEL ESISTENTE. E, diamine, non ho mai mangiato chimichanga, ma uscito dalla sala ne avevo una dannata voglia! Partiamo col dire che il film non è un capolavoro e se lo è, sicuramente lo è a tratti. Perché ritengo che questo film un capolavoro solo parziale lo spiegherò dopo, andiamo per ordine.
Deadpool è interpretato da un grande Ryan Reynolds che finalmente riesce a riscattarsi dalle sue precedenti esibizioni in “calzamaglia”. Nonostante i pessimi personaggi impersonati in altri film la sua interpretazione è stata sempre notevole; in questo è stato capace perfino di fare autoironia e nella parte spoiler spiegherò perché. L’attore ha già interpretato questo stesso ruolo tempo fa. Il film? Lasciate che vi dia un consiglio: c’era un ”canadese dalle unghiette di adamianto”.

Wolverine: Le Origini.

Un Wade Wilson stuprato da una sceneggiatura che ha totalmente snaturato il personaggio di Deadpool. Allora Reynolds era giovane e già poco innocente. L’innocenza l’ha persa definitivamente quando gli hanno dato in mano il copione per questo film e precisiamo che Reynolds, da fan, ha cercato in tutti i modi di ottenerlo; non credo dunque si rammarichi dell’innocenza defunta. Nonostante le premesse ho sperato da quando fu annunciato ufficialmente il progetto che ad interpretare questo reboot fosse lui. Nel mio piccolo ho sempre ritenuto Reynolds il vero Deadpool, anche dopo aver visto il primo “Wade Wilson” e ancor più dopo aver visto Lanterna Verde. Personaggi scritti malissimo, di cui lui ha salvato il salvabile. A differenza delle precedenti interpretazioni, questa volta la calzamaglia è accompagnata da una notevole sceneggiatura. A tratti mi è mancato il fiato per le risate, questo significa che gli sceneggiatori hanno scritto un personaggio come si deve, una storia come si deve. D’altronde la 20 Century Fox dichiarò da subito di voler portare un Deadpool molto vicino ai fumetti e devo dirvi senza remore che ci è riuscita su tutti i fronti; ciò che vedrete è la trasposizione cinematografica perfetta di Deadpool. Se Deadpool fosse il personaggio di un film, sarebbe il personaggio di questo preciso film, perché la sceneggiatura calza al pennello su questo mercenario. Il personaggio è molto controverso, riesce a rompere la quarta parete e relazionarsi col lettore e con lo spettatore. Unisce ciò ad una schizofrenia che prevede più personalità e ad un’ironia così sfacciata da riuscire ad ingraziarsi ogni volta gli spettatori. Non è un personaggio facile da scrivere, affatto, e ne abbiamo avuto dimostrazione proprio con la prima – disastrosa – versione di Deadpool. Qui invece abbiamo un eroe, più precisamente un antieroe, che riesce a relazionarsi col pubblico in maniera intelligente. La quarta parete viene rotta con dinamiche scelte attentamente, ben presenti ma senza eccedere. Il personaggio riesce ad avere quell’ironia così specifica e così selettiva da non risultare mai abusata. La volgarità (che è parte integrante di Deadpool) è sicuramente eccessiva, ma riesce ad adattarsi al contesto in modo così agevole da non risultare disturbante; anzi, riesce a far ridere ogni volta.

Numerosissime le citazioni fatte, anche perché potendo infrangere quella dimensione narrativa vincolata a quella precisa trama, si sono sbizzarriti in modi a dir poco sacrileghi. Le canzonature agli X-Men sono innumerevoli, le irrisioni agli attori che li interpretano? Anche! Questa è la bellezza di Deadpool e non è una bellezza facile da riportare sul grande schermo senza infastidire lo spettatore… o peggio, irritarlo. Rhett Reese e Paul Wermick hanno scritto una bellissima opera. Come d’altronde lo hanno fatto con Zombieland, piccole precise situazioni che poste in quel modo assurdo ti fanno sbellicare. Con Zombieland c’erano riusciti, con Deadpool si sono superati. Il budget è stato di circa 60 milioni di dollari, sembra tanto ma non è così. Lo stesso Deadpool all’interno del film ironizza su questo problema. L’intera sala non smetteva di ridere, io stesso non riuscivo a smettere durante queste scene. Nonostante i 60 milioni di dollari spesi, un budget relativamente ridotto per un film del genere, al botteghino ne ha incassati in tutto il mondo oltre 400 nella prima settimana e non sembra intenzionato a fermarsi. Ha puntato su un Marketing pubblicitario davvero davvero davvero efficace ed accattivante per far conoscere il personaggio, come ad esempio la trovata di far passare il film per un classico film d’amore da guardare con la propria amata il giorno di San Valentino. Queste sono trovate pubblicitarie interessanti, chi capisce che è ironia si informa sul personaggio e lo va a vedere, chi non conosce Deadpool e ci casca a San Valentino è andato a vedere il film, almeno in America. Il film, comunque narra di un eroe (anzi, eroe lui non è) che riesce a far ridere tanto, nonostante alcuni problemi di ritmo…

(Parte Spoiler)

Si, perché il problema di ritmo è un piccolo grande problema. Premesso che il film parte lanciato con una storia già avviata, ripercorrendo con dei flashback i due anni precedenti. La scelta è intelligente perché Wade Wilson è un vero bad boy che si ammala di cancro terminale; non è chiaro se nel film sia un mercenario, ma svolge sicuramente su pagamento qualcosa di poco lecito. Qualche alterazione nella trasposizione è stata subita, piccoli dettagli tali da rendere la pellicola più coerente e adattabile. Il film inizia veloce: il protagonista già indossa il suo costume e con qualche flashback nella prima parte della trama è spiegato cosa sia successo a Wade Wilson due anni prima, come ha conosciuto la sua amata, come si sia ammalato, come sia diventato Deadpool. Questi flashback portano un notevole cambio di ritmo ed alcuni sono molto angoscianti, specie quando viene introdotta la malattia terminale. In 160 minuti, circa una cinquantina sono riservati a questi spazi. In genere io amo la costruzione lenta e progressiva in un film, la crescita psicologica del personaggio, ma probabilmente avrei preferito una crescita più veloce, dedicando più spazio a QUESTO personaggio nel suo complesso, questo folle, sadico, grandioso bastardo. Mia opinione, altri hanno apprezzato il ritmo così intervallato. Lo spezzone di film che parla della malattia, preso individualmente, è molto interessante, nel complesso permettono una intensa e giustificata crescita (e decrescita) psicologica dello stesso.

Il cattivo è un “sadico inglese”, come lo stesso Deadpool lo definisce. È interpretato da Ed Skrein, conosciuto per aver impersonato il primo Daario Naharis nella serie Il trono di spade. Svolge bene il suo ruolo, è un cattivo che deve fare il cattivo e lo fa bene, infatti riesce a farsi odiare. Non c’è uno sviluppo psicologico, ma non è neppure insipido, nel suo complesso è soddisfacente. Ho apprezzato anche le comparse di Colosso e di ”Testata Mutante Megasonica”, che fanno ben sperare a qualche reboot che riunirà e accrescerà i vari X-Men. Anche perché è poco saggio non sfruttare diritti di personaggi che, se ben scritti, possono competere con le storie della major Disney.

L’ironia è ben contestualizzata, irriverente, sfacciata, autoironica in molti casi, infatti ci sono molti riferimenti che vengono fatti dal protagonista e che sono frecciatine rivolte all’attore che lo interpreta. Magnifica!. Molte altre vengono invece rivolte agli eroi interpretati in precedenza dallo stesso Reynolds, quindi Wade Wilson/Deadpool in Wolwerine: Le Origini e Hal Jordan in Lanterna Verde. Le frecciatine a Wolverine e Hugh Jackman ce ne sono quante volete, non sono mai offensive verso l’attore e sempre piacevolmente spassose. Su questo punto il film è un piccolo capolavoro, controbilanciato da una trama che non è particolarmente solida. Voi direte: è un film su un supereroe, un film su Deadpool, che ti aspettavi? Una trama? Non è così semplice, è una critica banale dire che non dovevo aspettarmi una trama, anche perché è stato annunciato il secondo con Cable e se non c’è una trama solida il film si sgretola, specie se integri Deadpool in un gruppo.

La fotografia è senza lode e senza infamia, fatta da un mestierante qualunque; non è fastidiosa ed in un film la cui finalità principe è quella presentare il personaggio, ma soprattutto far ridere, non è necessario niente di diverso.

Il film ovviamente non ha alcuna morale, al contrario ha un’anti morale, ma è di Deadpool che parliamo. E’ giusto che sia così: chi si aspetta una morale probabilmente si aspettava davvero un film d’ammmore.

In definitiva, se dovessi consigliare questo film lo farei senza ombra di dubbio. Qualcuno si starà chiedendo: conviene andare al cinema per vedere questo film? Sì, andate perché vi divertite sicuramente. Andate perché dalla prima scena fino all’ultima riderete di gusto, anche nei vari flashback ci sono molte citazioni al mondo reale, tante battutine, tanti contesti perfettamente inseriti in dinamiche da lasciare soddisfatti uomini e donne; nonostante il film sia per un pubblico maschile a causa di tutta la volgarità presente, una ragazza si diverte in egual modo perché le battute non eccedono mai, non sono mai realmente offensive. Non è un capolavoro totale, ma per molti tratti lo è sicuramente. Se parliamo di Deadpool personaggio: 10 pieno. Il protagonista è fatto in maniera egregia. Se consideriamo Deadpool come film, trama, ritmi, personaggi, ecc., il mio voto è: 8

Detto questo, auguro un buon 8 marzo a tutti i maschietti.
Alla prossima

Tony K.L. Foster

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